Strategia social 2026: come emergere nella nuova era dei contenuti

Strategia social 2026: come emergere nella nuova era dei contenuti

Strategia social 2026: funnel multicanale per consulenti e libere professioniste (guida completa)

Lettrice, ormai sono 10 anni che lavoro con i social e lo faccio da quando Facebook era la terra promessa e Instagram un canale dove pubblicare foto di tramonti e cagnolini. Le stories non esistevano ancora (sono approdate dopo, copiando Snapchat), i reel nemmeno all’orizzonte (arrivati poi nel 2020) e gli hashtag venivano scelti interpellando gli antenati perché di fondamentale importanza per crescere.

Oggi è tutto diverso sia per piattaforme che per modo di promuovere le nostre attività online. Ma soprattutto, ogni anno che passa, la competizione per l’attenzione delle persone diventa sempre più feroce.

È una continua corsa all’ultimo aggiornamento, l’algoritmo si modifica (più o meno) e quello che funzionava ieri oggi non funziona più. E lo so che star dietro a tutti è difficile, faticoso. Soprattutto quando il nostro lavoro non sono i social, ma erogare i nostri servizi. Io sono una consulente di marketing digitale, ma questo peso lo sento anche io, e, per quella che è la mia visione, i social sono e rimaranno sempre un mezzo. Anche per me.

È importante però capire dove sta andando questa piattaforma, Instagram, che ormai tutte le libere professioniste usano per comunicare quello che fanno, ma, soprattutto, perché non ti puoi permettere di dipendere solo da Instagram puntando lì tutte le tue fiches.

Ho messo insieme le tendenze Instagram 2026 più rilevanti per chi, come te, vende consulenze e servizi. Ma con un twist che mi sta particolarmente a cuore: ti spiego anche perché un funnel multicanale non è più opzionale. E tranquilla, puoi stare su più canali senza passare le giornate a creare contenuti. Fidati.

Algoritmo con IA avanzata: l’engagement qualitativo vince

Instagram sta spingendo sull’intelligenza artificiale come non mai. Nel 2026, l’IA sarà ancora più evoluta e sarà lei a decidere chi vede i tuoi contenuti.

Ma c’è una buona notizia: l’algoritmo sta diventando più intelligente nel capire cosa è davvero rilevante per ogni persona.

Cosa significa? Che i salvataggi, le condivisioni e il tempo di permanenza sui tuoi contenuti peseranno molto più di like buttati lì o commenti tipo “bellissimo post” da parte di chi in realtà spera di ricevere qualche visita al suo di profilo e racimolare un paio di follower.

Sarà quindi ancora più importante lavorare in maniera verticale sul tipo di persona che vuoi intercettare (il tuo potenziale cliente) con contenuti mirati, specifici e che abbiano parole chiave che corrispondano a ricerche e interessi di quel pubblico. Puoi dire addio quindi a quei contenuti “i 3 consigli per” pieni di consigli e consiglietti generici. Qui trovi un video TikTok in cui approfondisco il tema.

Cosa fare quindi?

Se parli sempre degli stessi problemi, se attiri sempre lo stesso tipo di persona (quella con urgenza del problema, budget per risolverlo e valori allineati ai tuoi), l’algoritmo impara. È un po’ come se fosse un’enorme calamita alla quale però dobbiamo far capire chi deve attrarre, altrimenti rischia di non funzionare.

Autenticità come arma competitiva

L’AI ormai riesce a creare foto e video perfettamente realistici. E lo sono talmente tanto che cadere in inganno è facilissimo (ci è cascato anche il Tg1 mostrando foto e video della nevicata record in Kamchatka). Ecco, in questo scenario quello che fa davvero la differenza è quello che solo un essere umano può dare: autenticità, carattere, emozioni, storie vere, imperfezione…

Il pubblico è stufo marcio di contenuti che sembrano usciti tutti dalla stessa matrice: font perfetti, grafiche levigate, caption che suonano come brochure aziendali.

Per questo motivo i contenuti Lo-Fi – quelli girati al volo, senza editing hollywoodiano, con linguaggio diretto – stanno sovraperformando tutto il resto. Sono quei video alla TikTok: camera frontale, spontaneità, poco editing, setting e compagnia cantante. Che sono quelli che io faccio di continuo sia sul mio profilo Instagram che TikTok.

Ed è un trend che vediamo moltissimo anche in altri formati, come nei caroselli (qui, qui e qui tre esempi dal mio profilo).

E cosa dire per essere più autentica?

Parla come parli ai tuoi clienti. Non ti limitare a informare con consigli e consiglietti asettici, ma dì la tua opinione, cosa hai visto che funziona per la tua esperienza, usa il tuo background culturale per fare analogie interessanti… Dire quello che non funziona fuori dagli schemi patinati e perfetti che vediamo online.

In un mondo in cui in 5 secondi con Chat GpT abbiamo risposta a ogni domanda, non ci interessa sapere da te “3 consigli per superare l’ansia”.

SEO Social: i social sono il nuovo Google

Fermati un secondo e pensa: quando cerchi qualcosa online, vai ancora su Google o cerchi direttamente su Instagram o TikTok? Io su TikTok e qualsiasi cosa: ricette, allenamenti, recensioni di film o libri…

I social sono sempre di più una piattaforma di ricerca e anche Instagram si sta evolvendo in questo senso.

Lo sentiamo dire da anni che gli hashtag non servono più e che dobbiamo lavorare per parole chiave, ma ora è vero più che mai. Da quando TikTok ha iniziato a prendere piede (non solo con i ragazzini) con la sua logica più simile a quella di YouTube categorizzando quindi i video per gruppi di interesse, più Instagram ha iniziato a perdere pubblico.

E quindi, siccome quello che sa fare meglio è copiare gli altri, la SEO (quindi il lavoro sulle parole chiave) è fondamentale.

Cosa Devi Ottimizzare

  • Nome profilo: non solo “Erica”. Scrivi “Erica | strategia marketing per professioniste”
  • Bio: inserisci parole chiave che il tuo Cliente sta cercando
  • Caption: viene indicizzata. Non mi fare però la lista alla fine con parole chiave tipo lista della spesa. Usale in maniera logica e organica dentro il testo. Suvvia.
  • Alt text delle immagini: poche lo fanno, ma influenza la scoperta

E gli hashtag? C’è chi dice di usarne 5-10, io li trovo inutili e non ho mai visto la differenza del con o senza. Testa e vedi come va.

Non ignorare questa parte perché i tuoi post possono essere trovati su Google (sì, il singolo contenuto), ma anche da Chat GpT!

Community vera vs follower

Lo sostengo da sempre. Sono vecchia scuola e a me hanno sempre insegnato che il numero di follower non serve a niente. Ed è vero. Ho visto profili con 150 mila follower non riuscire a fatturare 2000€ al mese e profili con 1000 follower farne 5000€ senza sforzo. Poi ognuno sceglie che gioco giocare; io scelgo quello del fatturato. Qui un post interessante a questo proposito.

Nel 2026, i numeri di follower conteranno sempre meno. Quello che farà davvero la differenza sarà la qualità della tua community. Ora non pensare a una community come i fan sfegatati di una rock star, ma come persone che si seguono con interesse, rispondono, ti mandando messaggi privati, che quando sparisci per troppo tempo si chiedono dove sei sparita.

Una community di persone che:

  • Leggono tutto quello che scrivi
  • Rispondono, commentano, interagiscono
  • Si fidano di te
  • Comprano quando proponi qualcosa

Come costruisci una comunità così? Con spazi esclusivi.

Gruppi Telegram o WhatsApp privati. Programmi di mentoring come AUDE dove ci si confronta davvero. Sessioni Q&A chiuse. Newsletter dove le persone ti rispondono.

Uno spazio dove ci si conosce, ci si supporta, si cresce insieme. Anche nei servizi, non solo nei luoghi di comunicazione.

Micro-narrazioni: crea serie, non contenuti isolati

Il pubblico si è abituato alle serie. Netflix ci ha allenati a volere episodi che si collegano. I podcast ci hanno abituati a seguire una storia nel tempo.

Ora anche Instagram e TikTok funzionano così. Serie di contenuti interconnessi creano dipendenza (quella sana). Le persone tornano per vedere “come va a finire”. Qui trovi un esempio di una serie che ho fatto io.

Sono uno sbattimento, ti avviso. Perché creare contenuti che abbiano una sequenzialità è più difficile che prendere argomenti, domande, situazioni e crearci un contenuto. Ma se ti piace sperimentare sappi che stanno andando alla grande e continueranno a funzionare ancora per molto tempo.

Ma ora arriviamo al punto vero: Instagram da solo non basta

Tutto bellissimo, vero? Algoritmi, autenticità, caroselli, SEO social.

Ma c’è un problema grosso come una casa: se metti tutte le tue energie solo su Instagram, il tuo business è fragile come un castello di carte.

Quante volte Instagram è andato down quest’anno? Quante volte hai visto profili bannati per errore? Quante volte l’algoritmo ha deciso di farti vedere da 10 persone invece che da 1000?

Ma fosse solo questo il problema.

In realtà il punto gigantesco è che la customer journey, ovvero il processo d’acquisto, non è più lineare.

Non funziona più così: “mi scoprono su Instagram → mi seguono → comprano”.

La realtà è un casino:

  • Ti scoprono su TikTok mentre cercano soluzioni
  • Ti rivedono su Instagram tre giorni dopo
  • Cercano il tuo nome su Google
  • Leggono un tuo articolo
  • Tornano su Instagram e guardano le storie
  • Passano 10 giorni
  • Leggono la tua newsletter
  • E POI, dopo anche 100 touchpoint, prenotano una call

Per farla semplice, una persona prima di comprare deve vederti anche fino a 100 volte (quando parliamo di servizi high ticket), su almeno 3-5 canali e possono volerci anche 6 mesi. Una volta ne bastavano 7.

Perché questo aumento?

  1. Moltiplicazione dei canali. Nel 2016 avevi Facebook, Instagram, email. Oggi hai TikTok, Instagram, LinkedIn, WhatsApp, Telegram, newsletter, podcast, YouTube…
  2. Self-research. Il 70-80% del buyer journey avviene PRIMA che la persona parli con te. Stanno cercando, leggendo, valutando, comparando da soli.
  3. Decision-making complesso. Il processo di valutazione è lungo, c’è il bisogno di vedere casi studio, testimonianze, prove sociali.
  4. Fiducia frammentata. Non basta più un annuncio + un incontro. Serve costruire fiducia su più fronti, più volte, in modi diversi. E soprattutto quando parliamo di consulenze e servizi online molto spesso hanno già comprato una volta e si sono scottati.

Non è per mandarti nel panico, ma per farti capire che le cose serie sono cambiate e che il fatto che Instagram abbia limitato la portata organica è l’ultimo dei tuoi problemi.

Il funnel multicanale non è opzionale

Essere su più canali ti permette di intercettare il pubblico su più fronti, farti conoscere, farti ricordare e far comprare. E sì, puoi stare su più canali senza uscire di testa nella creazione contenuti se lo fai in maniera intelligente.

Il modello che insegno in AUDE è basato su tre canali:

  • un canale di attrazione (es TikTok)
  • un canale di relazione (es Instagram)
  • un canale di conversione (le chat)

Questo è il modello base con due canali social. Poi possiamo aggiungerci un canale di fidelizzazione e approfondimento come blog, newsletter, podcast o YouTube. Dipende molto dalla strategia, ma di base lavoriamo almeno su due canali.

Cosa fare adesso

L’autenticità è moneta di valore. La SEO social è strategia. Le storie profonde convertono più dei trend vuoti. E il funnel multicanale ha più impatto di 100k follower concentrati su una sola piattaforma che può schiattare domani.

Nel 2026, chi creerà contenuti con scopo, profondità e una strategia multicanale solida dominerà l’attenzione e i risultati.

Il gioco continua a cambiare. Ma chi capisce il comportamento umano, usa strategia dietro ai contenuti e non gioca alla roulette russa con una sola piattaforma, vince.

Non serve essere ovunque. Serve essere strategica dove conta per te, la tua attività e il tuo potenziale cliente.

Se sei una consulente o freelance che vende servizi o percorsi di consulenza, questa è la direzione. Non rincorrere chiunque ovunque. Attrai chi ha davvero bisogno di te – con urgenza, budget e valori allineati – e accompagnalo fino alla vendita.

Vendere con le stories di Instagram

Vendere con le stories di Instagram

Ritorno ai fondamentali: un mini-SCRIPT per vendere con le storie su Instagram (anche se ti senti a disagio)

Sei tra quelle che: sanno che dovrebbero usare le storie, magari ogni tanto ci provano, ma poi si bloccano perchè non sanno cosa dire o come proporre qualcosa senza sembrare disperate?

Allora questo articolo è per te.

Oggi ti lascio un mini-script di vendite per le storie, pensato per aiutarti a essere presente su Instagram in modo strategico, anche quando hai poco tempo o poca voglia. Ti do degli esempi concreti da cui partire e che puoi adattare al tuo tono e ai tuoi servizi.

Ma prima, chiariamo due cose fondamentali.

1. La costanza vale più dell’ispirazione

Lo so che vorresti il post perfetto, il giorno perfetto, il momento in cui ti senti super carica e ispirata.

Spoiler: quel giorno capita una volta ogni 3 mesi.

Non serve essere ispirata ogni giorno per vendere. Serve essere costante, allenarti a farti vedere, provare, misurare, migliorare. Postare una volta ogni tanto per poi scomparire un mese non è una strategia: è autosabotaggio.

Le storie funzionano quando diventano parte della tua routine.

2. Non devi mostrarti sempre

Puoi essere presente anche senza metterci la faccia in ogni storia.

Mostrarti è utile perché crea connessione, ma non è obbligatorio ogni giorno. Puoi usare grafiche, testi, video dei tuoi prodotti, screen, template, sticker, repost. Basta che tu non sparisca del tutto.

Le stories sono lo strumento che mi porta più vendite e che mi ha permesso di duplicare il fatturato (qui puoi ascoltare la puntata del podcast dove ti racconto come ho fatto).

Passiamo quindi agli script

Script 1 | Quando hai una giornata piena (o poca voglia di parlare)

Mattina: condividi qualcosa di personale, semplice, quotidiano. Non mettere solo la foto del caffè o del panorama. Sfrutta quella prima storia per aggiungere qualcosa: una domanda provocatoria, una riflessione o lo screen del risultato di un cliente. 

La prima storia è importantissima perché è quella da cui si baserà l’algoritmo di Instagram per mostrare anche le altre.

Dopo 1-2 ore: lasci un box domande per aiutare chi ti segue. Il box è un’ottima strategia per mostrare autorevolezza e per vendere. Ne ho parlato in questo video.

Falla centrata su una difficoltà che il tuo servizio risolve, altrimenti è normale che nessuno metta niente e il tuo box sembri più vuoto del deserto.

Esempi di domande che potrei mettere io:

  • Qual è la tua difficoltà  più grande quando provi a creare contenuti?
  • Cosa ti blocca quando devi scrivere un carosello?
  • Vendere con i contenuti: cosa trovi più difficile?

Durante il giorno: rispondi a quelle domande. Se non hai domande sii tu stessa a mettere le prime 2/3 e rispondi a quelle. Soprattutto se non ne hai mai aperti è normale che le persone non mettano niente. Dimostra che rispondi e che ci metti impegno.

Dove ha senso farlo cita il tuo servizio e fai CTA per scriverti per saperne di più.

Sera: chiudi la giornata con qualcosa di personale, tipo un rituale serale, un libro, o semplicemente come ti senti.

Ricorda: personale non vuol dire privato. Condividere la te oltre la professione permette alle persone di conoscerti meglio, di “volerti bene” e ti capire che puoi essere la professionista giusta per aiutarle.

Script 2 | Quando ti senti carica e comunicativa

Mattina: un pezzettino del tuo inizio di mattinata. Condividi un momento vero, che possa generare identificazione.

A metà giornata: entra in camera e parla. Spiega una cosa che hai notato, una domanda che ricevi spesso, un errore che le tue clienti fanno. Se hai già clienti e fai consulenza potresti sfruttare una domanda, una problematica venuta fuori con un cliente per raccontare come hai risolto.

E poi: fai una CTA chiara.

“Se anche tu vuoi sfruttare i social per vendere i tuoi servizi e le tue consulenze ai prezzi giusti e alle persone giuste, rispondi INFO a questa storia.”

Pomeriggio/sera: mostra un dietro le quinte, una testimonianza, una parte del tuo lavoro. Meglio ancora se riesci a collegare quello che mostri qui a quello che hai detto nel video di metà giornata. 

Script 3 | Quando hai pigrizia di vendere (ma sai che dovresti)

Mattina: mostra che stai iniziando la giornata. Non mettere una to-do list asettica, ma scegli 2-3 punti strategici e che si colleghino alla storia che metterai dopo.

Dopo un po’: repost di un contenuto anche vecchio che ha ancora valore (va bene tutto: post, storia, testimonial). Contestualizza, non buttarlo a caso e sceglilo in collegamento a quello che hai detto prima.

Pranzo: immagine statica con offerta o frase d’impatto legata al tuo servizio. La CTA chiaramente va legata a quello che hai scritto prima.

Pomeriggio: metti un feedback di un cliente per rinforzare che sei la soluzione al problema che ha il tuo cliente.

Sera: se hai ricevuto richieste puoi mettere lo screen per spingere anche gli altri ad agire. Per spezzare un po’ la giornata d vendita diretta puoi mettere una storia personale dove chiedi un consiglio, un’opinione (ottima strategia perché le persone ti scriveranno in risposta in DM e questo spingerà le views delle stories di vendita).

In sintesi

Non servono effetti speciali, balletti o 200 storie al giorno per vendere. Ti basta avere uno script semplice, essere riconoscibile e ricordarti che se non offri, nessuno compra. Quello che vuoi mostrare di personale (ricorda la differenza tra persone e privato) ti aiuta a non essere solo un “compra compra compra”, a creare un legame con chi ti segue e ad avere egagement che ti serve per non far crollare le visualizzazioni.

Connettiti, dai valore, mostra chi sei, e poi chiedi. Fai sapere che hai qualcosa da offrire. Non è vendere in modo aggressivo. È vendere da professionista. Perché poi ricorda:

Non vendi droga, ma soluzioni

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Inserzioni Facebook bloccate, perché?

Inserzioni Facebook bloccate, perché?

Ti è mai capitato di creare un’inserzione su Facebook e vederla poi bloccata e non approvata senza capirne il motivo? Le linee guida di Facebook riguardo alle inserzioni sono molto chiare e a volte possono risultare restrittive. Conoscere i motivi per cui un’inserzione può non essere approvata è importante per risparmiare tempo ed evitare brutte sorprese come il blocco della pubblicità o, peggio, la disattivazione nell’account pubblicitario.

Vediamo insieme le principali motivazioni per cui le inserzioni possono essere bloccate. Rimando comunque alla policy completa e le linee guida dalla community di Instagram e di Facebook per qualsiasi dubbio e per approfondimento.

Contenuti vietati

Facebook ha un elenco di contenuti che è vietato sponsorizzare sulla sua piattaforma. Le inserzioni che pubblicizzano quindi prodotti, servizi o contenuti di questo tipo vengono bloccate e c’è il rischio di blocco anche dell’account pubblicitario. Prodotti o servizi illegali sono chiaramente tra i primi motivi di blocco e all’interno di questa categoria ci mettiamo anche le droghe, prodotti a base di tabacco e armi. Ci troviamo anche i contenuti per adulti (compresi anche prodotti e servizi ad essi correlati), integratori di dubbia sicurezza, pratiche fraudolente e ingannevoli, finanziamenti, aste. E attenzione perché anche le pubblicità dove viene mostrato un “prima e dopo” (come nel caso di creme, prodotti dimagranti ecc), quelle dove vediamo delle caratteristiche fisiche esplicite o implicite come la razza, la religione, disabilità, stato di salute, condizioni economiche e altro vedono il blocco da parte di Facebook. Oltre a tutto questo però dobbiamo fare attenzione anche a come scriviamo i copy delle nostre inserzioni e ai link di destinazione che vengono inseriti. Viene infatti vietata la pubblicità con pagine di destinazione non funzionanti, e i testi non devono contenere volgarità o grammatica e punteggiatura usate in modo scorretto.

Contenuti non ammessi

Oltre ai contenuti che abbiamo visto sopra (e che non sono esaustivi e per questo ti ricordo di consultare la policy completa) ci sono dei contenuti che non sono ammessi, ma per i quali è possibile avviare una procedura per richiederne conformità. Alcuni dei contenuti non ammessi: alcol, servizi di appuntamenti online, gioco d’azzardo, farmacie online, prodotti di dimagrimento, politica.

Come dicevamo, dei contenuti non ammessi ci sono delle categorie per le quali serve un’autorizzazione per poter fare pubblicità. Vediamone qualcuna:

  • Farmacie online: inserzioni consentite previa autorizzazione scritta da parte di Facebook.
  • Appuntamenti: inserzioni consentite previa autorizzazione scritta da parte di Facebook, oltre a dover rispettare i requisiti per la targettizzazione e le linee guida di Facebook sulla qualità degli appuntamenti.
  • Gioco d’azzardo online e gaming: inserzioni consentite previa autorizzazione scritta da parte di Facebook. Inoltre non possono essere targettizzate verso i minorenni.
  • Inserzioni su temi social, elezioni o politica: bisogna avviare la procedura di autenticazione e impostare il disclaimer per questo tipo di inserzione.
  • Criptovaluta: inserzioni consentite previa autorizzazione scritta da parte di Facebook.
  • Procedure cosmetiche e perdita di peso: devono essere destinate a persone sopra i 18 anni.

Per questi contenuti non è vietata la sponsorizzazione, ma per farla è necessaria un’autorizzazione scritta da parte di Facebook, un’autenticazione dell’autore, un disclaimer in cui sia chiaro chi sponsorizza il contenuto oppure bisogna fare attenzione a targettizzare in modo corretto.

Altre motivazioni del blocco delle inserzioni

Queste sono alcune delle motivazioni per cui Facebook può bloccare le inserzioni, ma ce ne sono altre che non sono legate alla tipologia di contenuto. Pubblicità che non hanno per tema uno di quelli che sono stati citati sopra possono essere ugualmente bloccate perché non rispettano le regole legate alla targettizzazione, alla posizione e alla tipologia di inserzione che scegliamo di fare.

La targettizzazione

Le scelte che facciamo in materia di targettizzazione non devono essere usate per discriminare, infastidire, provocare o denigrare le persone. Dobbiamo fare attenzione anche al pubblico personalizzato che deve rispettare le condizioni di Facebook.

La posizione

Quando apriamo il pannello per la creazione di ad, ci troviamo davanti dei campi da compilare i quali devono essere riempiti correttamente e con le giuste informazioni. Devono essere informazioni pertinenti (testo, immagini, video…) al prodotto o servizio offerto e al pubblico che visualizzerà la nostra inserzione. Dev’essere chiaro e inequivocabile al pubblico qual è l’azienda, il prodotto, il servizio o il brand soggetto dell’inserzione. Inoltre, le pagine di destinazione devono essere corrette e inerenti il soggetto. Non possiamo quindi aggirare il sistema di Facebook facendo un’ad che parla di cibo e poi linkare una pagina web ad un e-commerce che vende armi.

Inserzione per acquisizione contatti

Tramite le Facebook Ads possiamo fare acquisizione contatti per iscrivere le persone alla nostra newsletter, ma anche per raccogliere mail o numeri di telefono di persone interessate a ricevere maggiori informazioni sui nostri prodotti o servizi. Chiaramente anche in questo caso, Facebook ha delle regole molto severe per quanto riguarda la raccolta di informazioni personali dei suoi utenti. A che cosa dobbiamo prestare attenzione quindi? Non dobbiamo chiedere il numero di conto, informazioni relative ai precedenti penali, informazioni finanziarie, codice fiscale, numero di passaporto o della carta d’identità, informazioni sullo stato di salute, orientamento politico, orientamento sessuale, nomi utente o password e altre.

Uso delle risorse del brand Facebook

Ci sono caduta anche io nel pieno della mia innocenza mentre creavo un’inserzione di un contenuto del mio profilo Instagram (ancora non mi segui? Fallo subito!). Facebook, e quindi anche Instagram, non consente la creazione di pubblicità che abbiano nel titolo, nell’immagine o nel testo un uso non approvato del brand. Non possiamo quindi rimandare a contenuti di Facebook o Instagram (anche pagine e gruppi) o farne riferimento nel testo dell’inserzione. E non possiamo nemmeno usare il brand Facebook nella creatività come parte rilevante o modificare le risorse del brand (es la modifica dei colori o del design per attirare l’attenzione). Oltre a questo non possiamo nemmeno inserire un bottone finto di play del video o frecce che invitino all’azione gli utenti.

Dobbiamo tener conto di varie cose quando decidiamo di creare un’inserzione o sponsorizzare un post della nostra pagina Facebook. Il mio consiglio è di tenere sempre d’occhio e sottomano le normative pubblicitarie (che possono cambiare dall’oggi al domani), ma anche le linee guida di Facebook e Instagram.

Questo post non vuole essere esaustivo di tutte le norme e i casi che possono causare il blocco delle inserzioni e certe volte anche dell’account pubblicitario, ma vuole solo dare un’idea di ciò che dobbiamo tenere in considerazione quando apriamo il Business Manager per creare nel nostre Ad.

Dubbi, domande, perplessità? Scrivimi!

Vincere le elezioni grazie ai social

Vincere le elezioni grazie ai social

Premessa: questo articolo si concentrerà sulle elezioni regionali e la campagna elettorale che è stata fatta sui social prendendo come termometro le scorse elezioni regionali della Valle d’Aosta. Escludo le elezioni comunali perché, soprattutto nei piccoli comuni, sono altre le motivazioni che spingono i cittadini a votare per quella o quell’altra lista: amicizia e parentela sono i motivi più forti. So anche benissimo che le elezioni non si vincono solo grazie ai social, c’è tutto l’offline che ha un suo valore fondamentale. E, cosa molto importante, ho lavorato (insieme a Erick Bazzani) alle scorse elezioni per una delle liste in competizione.

Il fattore tempo e la campagna elettorale

Partiamo dal presupposto che in 40 giorni non si fanno miracoli e che, almeno in Valle d’Aosta, nascono liste proprio a ridosso della competizione elettorale. Questo fa sì che non ci sia uno storico del lavoro fatto da quel movimento, spesso non sono veri e propri movimenti politici ma insieme di più forze e nascono quindi account social solo per questo evento (e molte volte vengono abbandonati poco dopo).

Viviamo ormai in una campagna elettorale permanente dove tutti i movimenti, candidati, politica di destra, sinistra, centro, sopra o sotto lanciano slogan o sollevano questioni chiedendo al proprio pubblico di appoggiarli. Si creano distorsioni, visioni delle cose diverse dalla realtà, fake news, tu contro di me che hanno come unico scopo quello di attirare più fan possibile. Uso proprio la parola fan perché spesso è quello in cui si trasformano i seguaci delle forze politiche: difendono a spada tratta il proprio idolo, portano avanti la sua narrazione e ne diventano i paladini.

Riuscire quindi a creare una narrazione efficace, credibile e che entri nella testa delle persone non è così semplice ed è qualcosa che necessita di tempo per realizzarsi.

I candidati sono il volto della proposta politica

Detta malamente, i candidati sono il “prodotto” che i movimenti tentano di vendere. In questa tornata elettorale in Valle d’Aosta abbiamo votato con la preferenza unica. Questo cos’ha comportato? Ogni candidato ha corso da solo la maratona fino al traguardo e i movimenti hanno fatto solo da supporto. In questo contesto, quindi, la scelta del candidato diventa ancora più importante: se un prodotto non piace al pubblico, lo posso pubblicizzare finché voglio ma comunque non troverà mercato. Idem per i candidati: se non piacciono la gente non li voterà, indipendentemente dal programma della lista.

Ci siamo trovati quindi con oltre 300 persone desiderose di sedere in Consiglio regionale, ognuna delle quali ha portato avanti la propria campagna sia online che offline. In questo contesto in cui si cerca di urlare più forte degli altri per farsi sentire, sussurrare all’orecchio dell’utente è la strategia migliore per farsi ascoltare. Che cosa vuol dire? Messaggio giusto, alla persona giusta, al momento giusto e nel posto giusto, che tu sia candidato, lista o movimento politico.

Inoltre, non si possono stravolgere i candidati a un mese dalle elezioni. Un candidato è una persona con i propri interessi, i propri amici, un proprio uso dei social media, un proprio carattere. Non possiamo pensare di prendere una persona e sconvolgerla, come non possiamo aprire per ognuno una pagina Facebook che poi rimarrà deserta. Anche fare video elettorali per tutti e 35 i candidati di una lista non ha nessunissimo senso, Erick lo spiega molto bene in questo articolo. Lasciare che ognuno si esprima nel mezzo che li fa sentire a proprio agio e che è più efficace è certamente la scelta vincente.

La strategia per la campagna elettorale

La strategia per vincere le elezioni sui social deve essere precisa e si deve svolgere su più livelli integrando online e offline e, perché no, coinvolgendo gli amici (è il caso, per esempio, del video “Dai, vota Pado!”). Sì ai comizi in presenza, ma ricordiamoci che in questi eventi troviamo solitamente coloro che già sono impegnati e vicini alla nostra causa. Tramite i social possiamo portare sulle diverse piattaforme gli stessi messaggi in modo diverso e far sì che più persone possano vederli, nel pieno dell’anonimato che lo schermo ci concede.

La strategia deve però essere abbastanza flessibile da potersi aggiustare in corsa, in base a quello che ci succede intorno e a quello che dicono/fanno gli avversari. Potremmo avere necessità di rispondere a un attacco diretto, di inviare un messaggio velato a un competitor, oppure di sfruttare degli avvenimenti per mettere in luce una parte del nostro programma elettorale.

Canali, target e contenuti giusti

No, no e poi no ad aprire un milione di canali social a pochissimi giorni dal voto; meglio solo uno ma ben gestito. È la scelta che abbiamo fatto io e Erick con la lista per la quale abbiamo lavorato. Ci siamo concentrati solo su Facebook perché lì c’erano i nostri potenziali elettori e perché aprire altri canali di comunicazione come Instagram poteva, visto il pochissimo tempo a nostra disposizione, essere controproducente. Non si possono copiare i incollare i contenuti sulle diverse piattaforme perché ogni canale ha un suo pubblico e una sua comunicazione.

Ciò che mostriamo deve necessariamente essere il giusto equilibrio tra parti di programma, eventi, volti dei candidati e tutto ciò che può essere funzionale alla narrazione. Non possiamo essere schizofrenici; cerchiamo di programmare quello che non ha limiti di tempo e di lasciare spazio per comunicazioni dell’ultimo minuto.

E le dirette Facebook? Sì, ma se hanno senso e con parsimonia. In tempo di Covid le dirette hanno doppia funzione: permettono a chi non può o non vuole assistere di persona di ascoltare gli interventi, e permettono lo svolgersi dell’evento in sicurezza. Ma, a parte il periodo storico in cui stiamo vivendo, la diretta può essere da un lato utile, dall’altra controproducente. “Il bello della diretta” non sempre è così bello. Quello che viene detto può raggiungere moltissime persone e possono scappare considerazioni che sarebbe meglio rimanessero private. Può anche generarsi un dibattito dove, invece di essere costruttivo, si rivela distruttivo mettendo in difficoltà l’interlocutore. Insomma, sì ma scegliendo bene quando farle e chi far parlare.

Il budget: più si spende meglio si spende?

Facebook non esiste senza sponsorizzate. È inutile discuterne: la reach organica delle pagine è sempre più bassa e senza mettere un po’ di budget rischiamo di vedere i nostri post viaggiare nello spazio web senza il minimo riscontro. Quanto spendere su Facebook? Dipende, ma non è necessario avere dei grandi budget, anche in campagna elettorale. Il contenuto è il principe dei social e più siamo capaci di coinvolgere gli utenti, più i nostri post viaggeranno da soli.

Durante la campagna elettorale alcune delle liste in gara hanno speso anche fino a 6000€ solo in sponsorizzate; io e Erick abbiamo speso per la nostra lista poco meno di 200€. Stupidi? Forse un po’ sì, però i nostri post hanno avuto una grande copertura e soprattutto abbiamo raggiunto il risultato: 18 consiglieri eletti tra regione e comune, oltre alla netta vittoria della lista rispetto alle altre forze in coalizione per il comune di Aosta. Ovviamente non è solamente merito nostro.

Non basta prendere il budget e schiaffarlo sulla faccia di ogni candidato. A me, utente, cosa dai in più facendomi vedere la faccia di tutti e 35 i candidati della tua lista alle regionali della Valle d’Aosta? Nulla. Quello che destiniamo per lo sponsorizzate Facebook va usato con parsimonia cercando di allargare il raggio d’azione della pagina verso quelle persone che potrebbero potenzialmente essere interessate. Inutile sparare nel mucchio, lo dico da sempre in qualsiasi ambito. Anche qui torna lo studio del target e la comprensione di chi abbiamo davanti.

Con i social non si vincono le elezioni

La conclusione è una soltanto: i social non fanno vincere le elezioni, ma sono fondamentali per non perderle. Con i social non si spostano i voti, ma possiamo convincere gli indecisi a votare il nostro programma e fidelizzare chi già sa a chi destinare il proprio voto.. Chi vota Salvini, non entrerà nell’urna per votare Renzi perché hanno letto un post su Facebook in campagna elettorale. Potranno, invece, scegliere una o l’altra lista in base a quella che più è arrivata vicina al loro pensiero e ha suscito interesse.

Per i risultati ci vanno tempo e pazienza, anche se la campagna elettorale fa mettere il piede sull’acceleratore. Meglio costruire una narrazione solida e coerente nel corso degli anni e poi raccogliere il frutto del lavoro (on e offline) durante le elezioni.

Per saperne di più su chi ho seguito, insieme a Erick Bazzani, in questa tornata elettorale vai a sbirciare nel mio portfolio.

Come vendere su Facebook e Instagram? Arriva Facebook Shop

Come vendere su Facebook e Instagram? Arriva Facebook Shop

È notizia di ieri dell’arrivo imminente della nuova funzionalità in casa Zuckerberg, come sempre in rollout prima negli Stati Uniti e poi negli altri paesi. Lo stesso fondatore di Facebook ha annunciato l’arrivo della possibilità di acquistare direttamente sulle sue piattaforme. Ma vediamo insieme cos’è Facebook Shop, che cosa non è e quali sono le potenzialità di questo mezzo.

Che cos’è Facebook Shop

Non è una novità che Facebook stesse cercando da tempo un modo per dare la possibilità alle aziende di vendere senza uscire dal suo ecosistema. È iniziata con la vetrina che ad oggi rende possibile mostrare ai potenziali clienti i propri prodotti ma fa concludere l’acquisto su un sito esterno, proseguendo con la possibilità di taggare i propri prodotti sui post di Instagram, e oggi arriva Facebook Shop che permettere la vendita e quindi l’acquisto su Facebook, ma anche su WhatsApp, Messenger e Instagram.

Facebook Shop arriva in piena crisi sanitaria ed economica data dal Covid-19 e risponde all’esigenza soprattutto delle piccole imprese di poter continuare a vendere passando dalla sola attività offline anche all’online. Tantissimi sono infatti coloro che si sono lanciati nel mondo di Internet e degli e-commerce in questo momento, a volte senza capirne bene i meccanismi ma tutti con la necessità di limitare le perdite.

In poche parole la nuova funzionalità permette di aprire un negozio sul social blu. L’impostazione è semplice e fatta una volta permetterà di sfruttare lo shop anche su Instagram, WhatsApp e Messenger. Gli utenti avranno quindi la possibilità di scoprire i prodotti di un brand direttamente dai profili ufficiali, oppure tramite le stories e naturalmente le Ads.

Lo scopo è quello di far sì che le persone rimangano più tempo possibile all’interno di tutto l’ecosistema Facebook e che non debbano uscire e andare su altri siti per concludere gli acquisti.

Vendere su Facebook

Tantissime altre novità legate allo shop di Facebook saranno presto disponibili: un programma fedeltà per fidelizzare i clienti, la Live Shopping che permetterà di taggare i prodotti prima di andare in live e quindi venderli durante la diretta e l’Intelligenza Artificiale permetterà di simulare la presenza dei prodotti prima di acquistarli (così come fa già Ikea Place).

Meglio Facebook o l’e-commerce?

Lo scopo del colosso blu non è quello di andare in concorrenza con le piattaforme per l’e-commerce come Woocommerce o Shopify per citare i più famosi, ma al contrario l’idea è quella di integrarli a Facebook.

Aprire il proprio shop è completamente gratuito e non viene richiesto un abbonamento al servizio e non è prevista una commissione sulle transazioni effettuate. Chiaramente Mark e il suo team non fanno niente per niente: la speranza è quella di incentivare le aziende a creare campagne pubblicitarie per mostrare i prodotti ai potenziali clienti.

Non è tutto oro ciò che luccica. Come ben sa chi crea inserzioni su Facebook, la piattaforma non permette a tutti e a tutti i messaggi di arrivare al target. Anche lo shop quindi vede delle limitazioni dei prodotti che si potranno vendere come i servizi, le medicine, gli alcolici, le armi, i veleni e altri.

Per l’elenco completo, i dettagli e ulteriori informazioni ti lascio il link diretto di Facebook.

Facebook Shop: una rivoluzione?

Sicuramente la possibilità di vendere su Facebook aumenta le probabilità che l’utente diventi cliente dell’azienda. Lo shop è però standard, non personalizzabile se non in pochi elementi e bisognerà capire se i prodotti saranno indicizzati da Google e se ci sarà la possibilità di promuovere i prodotti anche fuori. E poi torniamo sempre alla solita questione: conviene davvero investire tutto sulla piattaforma di qualcun altro invece che coltivare qualcosa che è nostro indipendentemente dalle decisioni di marketing di qualcuno? E se domani Mark vedesse che aprire lo shop non è stato remunerativo come sperato e togliesse la funzionalità? Qui un mio articolo sull’importanza di avere un sito Internet proprietario.

Le nostre azioni di marketing e comunicazione non possono ruotare solo intorno a un canale (n.b. Facebook, Instagram, Messenger e WhatsApp sono tutti di proprietà di Facebook). Ci sono anche altri strumenti che possono aiutare nell’obiettivo finale di tutte le aziende ovvero vendere e aumentare il fatturato. I social dovrebbero portare traffico al nostro sito e non il contrario.

Tu cosa ne pensi? Credi che Facebook Shop possa essere uno strumento che può aiutare te e la tua attività nell’approccio al commercio online? Fammelo sapere in un commento e se l’articolo ti è piaciuto non dimenticare di condividerlo!

Come usare Facebook se sei un’azienda

Come usare Facebook se sei un’azienda

Facebook per le aziende non è gratis, lo abbiamo già detto in un vecchio articolo del blog. Abbiamo anche visto quanto costa la pubblicità su Facebook, come vendere su Facebook e perché dovresti scegliere una pagina e non un profilo. Ma perché dovresti usare Facebook per promuovere la tua attività?

Le premesse

Partiamo dal presupposto che prima ancora di aprire qual si voglia canale social dovremmo avere ben presente chi sono i nostri clienti potenziali, dove sono, cosa dicono e su quali spazi cercano le informazioni che ci riguardano. Capiamo bene che non ha senso lanciarsi su Tik Tok se non è lì che si trova il nostro target. Oltre a questo dobbiamo stilare un piano marketing che comprenda anche le azioni di social media marketing, in modo da avere bene chiari gli obiettivi, che cosa vogliamo ottenere e come vogliamo misurare i risultati. Non sono attività che fanno solo le grandi aziende; sono passi che dovremmo fare tutti, liberi professionisti e no profit inclusi. Chiunque voglia sfruttare il web e i social per raggiungere degli obiettivi, dovrebbe avere ben chiaro come vuole arrivarci per evitare di sperperare tempo e risorse inutilmente.

A cosa serve Facebook?

Facebook, come anche gli altri social, serve per creare relazioni tra gli utenti, ed è qui che si inseriscono le aziende cercando di creare a loro volta uno scambio con i loro potenziali clienti. La mera promozione non serve e non funziona: più siamo bravi ad instaurare una comunicazione con il nostro pubblico più sarà possibile che si affezioni a noi e che ci veda come unico brand in grado di dargli quello che sta cercando (o che non sapeva di volere). Riassumendo, questi sono gli obiettivi principali perseguibili sul social blu:

  • instaurare relazioni con i potenziali clienti
  • fidelizzare chi è già cliente
  • promuovere prodotti o servizi
  • raccogliere recensioni
  • aumentare la reputazione
  • aumentare il bacino di potenziali clienti
  • fare assistenza post vendita
  • stimolare il passaparola

Scegliere i giusti obiettivi è importante per impostare la corretta strategia. Se vogliamo raccogliere contatti per la newsletter metteremo in campo azioni diverse rispetto a se invece vogliamo fare assistenza post vendita. Chiaro che possiamo avere la necessità di sviluppare più di un punto, ma cerchiamo anche di fare le cose una per volta, con calma, senza mettere troppa carne sul fuoco.

Come fare pubblicità su Facebook

Ho scritto un intero blog post (che puoi leggere qui) riguardo a quanto costa la pubblicità su Facebook. Ora vediamo insieme come usare Facebook in modo efficace per la nostra attività.

Fare promozione su Facebook significa in poche parole aprire il portafogli e pagare per avere degli spazi pubblicitari. Non possiamo pensare di pubblicare in organica per sempre e portare a casa risultati concreti e che siano utili alla crescita della nostra attività. Per fare soldi bisogna spendere soldi diceva qualcuno di cui non ricordo il nome. Dobbiamo quindi stanziare un budget annuale e mensile che tenga conto dei lanci, dei periodi in cui vendiamo meno e del tipo di azioni che vogliamo svolgere.

Facebook ha forse lo strumento più sofisticato per la somministrazione di messaggi pubblicitari per ora presente sul web. Grazie alla quantità infinita di dati che quotidianamente gli lasciamo, alle nostre preferenze, le pagine che seguiamo, gli articoli che leggiamo, quello che scriviamo, i video che guardiamo, gli inserzionisti sono in grado di far vedere il messaggio giusto, alla persona giusta, al momento giusto. Capiamo quindi che la potenza di questo strumento non è minimamente paragonabile a una pagina comprata su un giornale. Il giornale spara nel mucchio; Facebook inserisce nella buca delle lettere delle persone corrispondenza creata appositamente per loro.

Ed è qui che ci andiamo a inserire noi con la nostra attività ed è per questo che dobbiamo avere ben chiaro a chi vogliamo rivolgerci e chi è il nostro target. Non mi stancherò mai di dirlo

Il messaggio giusto, alla persona giusta.

Basta quindi a inserzioni aperte a tutti, dai 18 ai 65 anni e che hanno in comune solo la provenienza geografica. Un ragazzo di 18 anni potrà mai avere gli stessi interessi ed essere attratto dallo stesso messaggio di un utente di 60? No.

Perché usare Facebook

Ancora dei dubbi sul perché Facebook è la piattaforma giusta sulla quale promuovere la tua attività?

Alcuni dati

In Italia siamo 59,25 milioni di cui il 92% è un utente di Internet e il 59% sono gli utenti attivi sui social e sono in crescita di anno in anno. In media le persone trascorrono 6 ore al giorno su Internet, di cui quasi 2 ore sui social media.

I social più attivi sono YouTube seguito da WhatsApp, Facebook e Instagram, tutti e tre proprietà di Facebook.

Passando di Facebook in particolare, parliamo di un pubblico mensilmente attivo che si aggira sui 31 milioni di persone, il 52% del totale delle persone che usano Internet. Inoltre, circa il 6% delle persone che hanno messo like a una pagina vedono i post che vengono pubblicati in organica (quindi senza sponsorizzazione) e solo il 20% delle pagine spendono soldi per aumentare la propria visibilità.

Dati derivanti dalla ricerca di We Are Social aggiornata a gennaio 2019.

Cosa aspetti?

Per dirla semplice: su Facebook c’è una quantità enorme di persone che ogni giorno entrano, leggono e interagiscono. Lì ci dobbiamo inserire noi come aziende, lì dobbiamo andare a creare contenuti interessanti e sempre lì dobbiamo andare ad investire. L’ho già detto, mettere qualche euro ogni tanto non serve a nulla ed è controproducente, ma non sottovalutiamo la potenza che un buon piano marketing integrato con un ottimo piano di social media marketing può avere. Come usare Facebook dipende da noi, da quello che vogliamo raggiungere e dall’impegno (anche economico) che vogliamo dedicargli.

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